UN MIO PERSONAGGIO

Sono nato a Malësi e Madhe (Albania) nel 1990. A quindici anni mi sono trasferito ad Alessandria con la famiglia. Oggi vivo e lavoro tra Belluno e Padova. In base al mio percorso di formazione professionale sarei un perito meccanico, invece il mio percorso personale mi ha portato alla scrittura.
Ho sempre trovato antipatico scrivere la nota biografica, infatti di solito me la sbrigo con le due righe sopra. In occasione dell’uscita del mio primo libro, però, mi fu chiesto di scrivere una biografia di tre pagine, e la cosa mi procurò non pochi turbamenti. Passò una settimana e non riuscii a scrivere un rigo.

Finché il mio agente mi suggerì: “Scrivila come se fosse un tuo racconto, come se stessi parlando di un tuo personaggio”. Il suo consiglio funzionò; perché non si trattava più di me, ma di un mio personaggio. E così scrissi un pezzo intitolato “Autobiografia di un mio personaggio” che per l’occasione venne pubblicato su IlLibraio. Solo che, nonostante racconto fatti realmente accaduti, io non ho ancora capito di chi sia quel autobiografia.

Finché il mio agente mi suggerì: “Scrivila come se fosse un tuo racconto, come se stessi parlando di un tuo personaggio”. Il suo consiglio funzionò; perché non si trattava più di me, ma di un mio personaggio. E così scrissi un pezzo intitolato “Autobiografia di un mio personaggio” che per l’occasione venne pubblicato su IlLibraio. Solo che, nonostante racconto fatti realmente accaduti, io non ho ancora capito di chi sia quel autobiografia.

Autobiografia di un mio personaggio

“Mia madre l’italiano non lo sapeva per niente. Le prime parole che ha imparato sono state “katro figli scola, no lavore”. Era riuscita a scovare tutte le sedi della Caritas e associazioni simili di Alessandria. Una volta ho dovuto accompagnarla per fare da traduttore. Mentre mia madre mi dettava le parole da dire alla tipa, io mi guardavo intorno attonito; c’erano barboni, gente malmessa sul serio, una donna che parlava da sola, un uomo che fissava il vuoto in uno stato catatonico mentre un altro sembrava in crisi d’astinenza. “Ushqim” mi diceva mia madre, ma ero talmente imbarazzato che non sapevo più l’italiano.”